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Il dandismo, movimento dandy o daddinismo, fu un movimento culturale inglese della fine del XIX secolo. Era una dottrina dell’eleganza, della finezza e dell’originalità che si legava principalmente al linguaggio e all’abbigliamento, riassumibile come il “vivere la vita come fosse un’opera d’arte”.
Tratti caratteristici del Dandy erano la ricerca di eleganza e perfezione non solo nel vestire, ma anche negli atteggiamenti e nei gusti personali, la consapevolezza di una certa superiorità intellettuale, la ricercatezza e l’originalità per distinguersi dalle masse borghesi e la volontà di ribellarsi alle regole della società benpensante dell’epoca. Ma il dandismo non era un’estetica fissa, poteva infatti variare abbastanza notevolmente. Il dandy era l’eccentrico che si divertiva a stupire il pubblico, con atteggiamenti e gesti provocatori, con il suo modo di vestire e di vivere.
Durante l’Età Vittoriana questo tipo di mentalità era già stata concepita dal movimento artistico e culturale dei preraffaelliti, tra i quali un importante esponente fu il pittore Dante Gabriel Rossetti. In Inghilterra, patria di questo movimento culturale, tra i dandy più conosciuti ricordiamo Lord Brummell, Oscar Wilde. L’influenza del dandismo inglese pervase anche la cultura francese, dove ad apprezzarlo furono soprattutto Charles Baudelaire e Joris Karl Huysmans. Un esponente famoso del movimento in Germania fu Franz Liszt.
Tra i più importanti dandy italiani vicini al dandismo di Wilde possiamo trovare Gabriele D’Annunzio che identificò come radice del dandismo, già espressa nel Piacere, il disgusto aristocratico e un disprezzo antidemocratico delle masse.
[fonte: WIKIPEDIA]
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